Heritage in Danger: RIWAQ e la tutela del patrimonio…
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Documentare, conservare e riattivare il patrimonio costruito assume un significato particolare nei territori segnati da conflitti e profonde fragilità. A partire dall’esperienza di RIWAQ in Palestina, il contributo restituisce una riflessione sul ruolo che la tutela del patrimonio può assumere nel sostenere comunità, memoria collettiva e continuità culturale.
Il 17 giugno si è svolto online l’incontro conclusivo del ciclo outSIDE SIRA, iniziativa promossa per favorire il dialogo tra la comunità scientifica della SIRA (Società Italiana per il Restauro dell’Architettura) e le principali istituzioni internazionali impegnate nella conservazione dell’architettura e nella protezione del patrimonio culturale. L’evento, dal titolo “Heritage in Danger: Documentation, Community, and Protection Strategies in Gaza and Palestine”, ha posto al centro della discussione il tema della tutela del patrimonio costruito in contesti segnati da conflitti, scarsità di risorse e molteplici fragilità politiche, sociali e culturali.
RIWAQ e la conservazione del patrimonio palestinese
L’incontro ha avuto come interlocutore principale RIWAQ – Centre for Architectural Conservation, organizzazione con sede a Ramallah, fondata nel 1991 da Suad Amiry insieme a un gruppo di architetti, archeologi e pianificatori palestinesi. Attiva nella documentazione, conservazione e riattivazione del patrimonio architettonico palestinese, RIWAQ opera con l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio culturale e di promuoverne il ruolo nella vita delle comunità locali, all’interno di un quadro territoriale caratterizzato da continue trasformazioni.
Gli interventi di Shatha Safi, architetta e direttrice di RIWAQ, e di Yousef Taha, responsabile dell’unità di restauro, hanno illustrato la missione, il metodo e i principali progetti dell’organizzazione. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo del patrimonio costruito nel consolidamento della continuità culturale delle comunità palestinesi, in un contesto segnato da instabilità normativa, trasformazioni degli assetti proprietari del costruito e del suolo, nonché da complesse forme di gestione e governance dei territori. In questa prospettiva, il RIWAQ Registry of Historic Buildings in Palestine, esito di oltre trent’anni di documentazione, analisi e ricerca, si configura come uno strumento fondamentale non solo per la conoscenza, la gestione e la conservazione del patrimonio costruito, ma anche per il sostegno alla memoria collettiva, alla formazione professionale nel campo della conservazione e a futuri processi di recupero, riattivazione e ricostruzione.
Risorse locali, saperi costruttivi e comunità
Accanto all’incertezza legislativa e territoriale, un ulteriore tema centrale emerso durante l’incontro riguarda la scarsità di risorse, sia finanziarie sia materiali, aggravata anche dalle limitazioni all’accesso ai materiali da costruzione nei Territori occupati. RIWAQ affronta tali condizioni attraverso la valorizzazione delle risorse locali e il recupero dei saperi costruttivi tradizionali propri dell’architettura vernacolare palestinese, profondamente radicati nel territorio e nelle sue specificità ambientali, sociali e culturali. In questo quadro, l’intervento sul patrimonio costruito si configura anche come pratica di capacity-building per le comunità locali, capace di stimolare processi di riappropriazione degli spazi, forme di sostegno all’economia locale e strategie di conservazione preventiva fondate sul coinvolgimento diretto degli abitanti.
La protezione del patrimonio nei contesti di emergenza
La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Gala-Alexa Amagat della ALIPH Foundation, Alessandra Peruzzetto del World Monuments Fund e Giovanni Boccardi, architetto conservatore ed esperto di patrimonio culturale con una lunga esperienza presso l’UNESCO. Gli ospiti, già coinvolti in processi di restauro di edifici palestinesi in collaborazione con RIWAQ, nonché in attività di promozione e strategie di protezione del patrimonio in scenari di emergenza, hanno sottolineato l’importanza del lavoro capillare svolto dall’organizzazione nei territori palestinesi. Tale azione non riguarda esclusivamente la conservazione degli edifici storici, ma mira a ricomporre le complesse relazioni tra patrimonio costruito, ambiente circostante e comunità locali. La conservazione del patrimonio architettonico è dunque intesa non solo come intervento sui manufatti, ma come pratica culturale e sociale capace di sostenere relazioni, usi, memorie e forme di resilienza dei territori.

