Marco Dezzi Bardeschi

Gentilissimi Colleghi, gentilissimi specializzandi

Molti di Voi già sono a conoscenza della scomparsa, avvenuta ieri, di Marco Dezzi Bardeschi. Ci uniamo al dolore e allo sgomento dei familiari e delle molte persone che, in una lunga vita di lavoro, hanno condiviso con lui momenti importanti. Non ho talento per i “coccodrilli” e non ritengo che, nell’ambito dei compiti pubblici che svolgiamo, debba trovar spazio l’espressione del sentimento più strettamente personale o dell’aneddoto.
Tuttavia, occorre ricordare che Marco Dezzi Bardeschi ha, dagli Anni Sessanta, trasformato i modi di concepire e di operare nel restauro architettonico, si è battuto per liberare l’intervento sull’esistente dall’arretratezza se non dall’ambiguità, ha difeso una visione aperta alla cultura contemporanea nel suo complesso, ha cercato in tutti i modi di fare della tutela non solo quello che comunque è, un impegno civile, ma anche di renderne partecipi nella misura più vasta possibile i cittadini tutti, di rivendicarla, in una stagione molto vivace, come un valore condiviso e collettivo,nella vita sociale e nell’insegnamento.
Basta ricordare i cantieri del restauro ufficiale – nella sua Firenze, ma anche a Milano – di cinquant’anni fa, per misurare la rilevanza della svolta impressa, nonostante le resistenze. Una battaglia di questa natura è sempre aperta, è un impegno sempre difficile, i risultati possono essere alterni. Ma abbiamo continuato a combatterla, siamo veramente disposti a continuare, in che misura l’abbiamo abbandonata, cosa occorre fare per superare un distacco che tende sempre ad aprirsi, e spesso si approfondisce, dentro e molto di più fuori, dell’Università? Il contesto cambia, ma abbiamo altrettanta energia e altrettanta voglia e capacità di comunicare?
Buon lavoro a tutti

Alberto Grimoldi

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